Al minimo la spesa del Comune di Rieti a supporto del commercio locale: 10 centesimi per abitante

In queste settimane è tornato alla ribalta il tema del nuovo centro commerciale (anche chiamato Parco Urbano) all’ex Zuccherificio di Rieti. Un progetto privato, si parla di un investimento di circa 50 milioni di euro da parte di Coop, a cui il Comune di Rieti ha dato un primo via libera con una delibera che ne definisce l’interesse pubblico. Probabilmente il centro commerciale o qualsiasi altro progetto alternativo vedrà la luce solo tra qualche lustro, ma nel frattempo, in piena campagna elettorale, non mancano le schermaglie tra i favorevoli e i contrari. C’è chi vorrebbe qualsiasi cosa, anche l’ennesimo supermercato, pur di recuperare quell’area di Rieti e chi invece teme che quel progetto possa rappresentare la fine per i piccoli commercianti del centro storico. Interessante la posizione di Daniele Sinibaldi, attuale assessore alle attività produttive del Comune di Rieti e candidato sindaco per il centro destra. In uno scambio (su Facebook) con il deputato Alessandro Fusacchia, pur senza entrare troppo nel merito del centro commerciale, ha fatto emergere la volontà di tutelare e promuovere il commercio di vicinato e le attività di strada.

Andiamo quindi a vedere quanto ha investito in questi ultimi anni la giunta Cicchetti-Sinibaldi per il commercio locale.

Come ci ricorda OpenPolis, a livello locale i piccoli commercianti esercitano sia in botteghe che nell’ambito di fiere e mercati locali. La legislazione relativa a questo ambito è definita dal dlgs 114/1998, in cui si illustra anche il ruolo che i comuni hanno nel controllo del commercio locale su suolo pubblico. Oltre ad attività di gestione, le amministrazioni possono anche mettere in atto degli interventi concreti a supporto dei commercianti del territorio, con specifiche spese che rientrano all’interno dei bilanci.

All’interno della missione di spesa (bilancio) sullo sviluppo economico e la competitività, c’è una voce dedicata al commercio, alle reti distributive e alla tutela dei consumatori. Sono incluse all’interno tutte le uscite legate al sostegno del commercio locale, sia che si tratti di prestiti o sussidi a favore del settore che di promozione di politiche e programmi specifici. Sono comprese anche le uscite per la gestione di mercati rionali e fiere. Inoltre, sono considerati in questa voce anche gli interventi a favore della tutela del consumatore e dell’informazione alla comunità in materia di commercio.

Come già successo sia per la categoria “sport e tempo libero” che “turismo”, ci vengono in aiuto i dati di OpenPolis e OpenBilanci.

Dagli ultimi dati a disposizione (OpenPolis, 2020) risulta che Rieti è tra i capoluoghi di provincia italiani che riporta le spese minori, con appena 10 centesimi di euro pro capite. Un valore che non si discosta molto dagli anni precedenti: 37 centesimi nel 2018 e 38 centesimi nel 2017 (mentre non è disponibile il dato del 2019). In valori assoluti parliamo di 4.564 euro nel 2020, 17.414 euro nel 2018 e 17.989 euro nel 2017.

Questi dati fanno di Rieti il capoluogo di provincia che spende di meno in tutto il Lazio. Nel 2020 Roma ha infatti speso per il commercio locale 7,88 euro pro capite, segue Viterbo con 7,81 euro, Latina con 6,33 euro e Frosinone con 3,52 euro. Anche Terni e L’Aquila, città vicine e facilmente raggiungibili per fare acquisti, hanno valori di spesa superiori a quelli di Rieti.

Se si considerano tutte le amministrazioni italiane, in media le uscite ammontano a 3,5 euro pro capite. I comuni che mediamente spendono di più sono quelli toscani (7,03), valdostani (6,95) e marchigiani (6,72). Al contrario, quelli che riportano le spese minori sono quelle del Molise (0,95 euro pro capite), della provincia autonoma di Bolzano (0,87) e della Calabria (0,83).

Considerando la spesa pro capite, nel 2020 sono molti i comuni della provincia di Rieti che hanno nei propri bilanci una cifra maggiore rispetto al comune capoluogo.

Fonte: OpenBilanci

Nota: i dati mostrano la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio relativa a commercio, reti distributive e tutela dei consumatori. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che a volte i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa.

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Reatino, giornalista, direttore comunicazione in una multinazionale tech

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